{Intervista} Stefania Giannici – Paper Owl

Seguo Stefania (alias Paper Owl) da molto tempo, perché sono affascinata dai suoi origami e dall’uso che fa dei vari tipi di carta. Ogni tanto passo davanti alla sua bottega in Calle Longa a Venezia e mi perdo nei suoi mobiles o ammiro le precisissime sfere kusudama. Qualche settimana fa mi sono fatta coraggio, sono entrata e le ho chiesto se potevo intervistarla.
Lei ne è stata felice, e il risultato lo potete leggere qui, commentato dalle fotografie che ho fatto nel negozio Paper Owl. In realtà siamo state quasi due ore a chiacchierare di carta, di creatività e un po’ anche di noi… perciò quella che leggete sotto è solo una sintesi: per conoscere tutto il suo meraviglioso mondo di carte e di sensazioni non vi resta che andare a conoscerla di persona!

Stefania Giannici (alias Paper Owl) nel negozio di carta a Venezia
“Di carte ce n’è quante ne vuoi! Se potessi, ne terrei ancora di più in negozio! Purtroppo però non posso, per questioni di spazio… e non solo!”

Elisa: Ci racconti come hai iniziato? Perché hai scelto proprio la carta?
Stefania: Probabilmente avevo una sensibilità manuale molto particolare da quando ero molto piccola, forse da 1-2 anni.
Mia mamma racconta che non giocavo con le bambole, ma con gli angoli delle coperte. Lei ne ha una con il velluto – esiste ancora a casa mia – che ha un angolo tutto consumato. Continuavo a toccarla perché mi dava un piacere tattile, tutto mio, innato.
La mia passione per la carta è iniziata già quando ero molto piccola. A quattro anni mi sono avvicinata al mondo dell’origami e attraverso questo al materiale carta. Ho avuto la fortuna che i miei genitori erano disposti a stimolarmi: quando vedevano che mi piaceva qualcosa acquistavano cose – come ad esempio dei tipi di carta – che non erano esattamente quelle “da bambini”; mi avvicinavano anche a mondi più “preziosi”. Grazie a questo ho conosciuto varie tipologie di carta.
È chiaro che mi insegnavano anche ad averne cura, ad utilizzare le più preziose solo in alcune occasioni.
Questo ha stimolato il mio piacere tattile, che nel tempo mi è rimasto. Nella vita ci sono cose che uno si porta dietro per sempre, senza neanche sapere il perché.

Tipi di carta provenienti da tutto il mondo
“La mia passione per la carta è iniziata già quando ero molto piccola. A quattro anni mi sono avvicinata al mondo dell’origami e attraverso questo al materiale carta.”

E: Hai fatto studi o corsi specifici?
S: Non ho mai fatto né Accademia, né scuola d’arte, perché, malgrado fossi attirata dal liceo artistico già alle medie, in me ha prevalso la concretezza e il voler scegliere un percorso che mi desse una preparazione culturale più ampia, così ho fatto il liceo scientifico.
Poi ho scelto scienze della comunicazione, per seguire un percorso che avevo chiaro nella mia testa, ma ho sempre mantenuto vivo il mio interesse per la carta, perciò quando potevo facevo corsi di vario tipo: stampa, marmorizzazione della carta, rilegatura dei libri…
A dire il vero, l’origami e l’unica cosa di cui non ho mai fatto corsi! Non credo che nel mio percorso mi sarebbero serviti: vedevo che riuscivo lo stesso a progredire, anche senza corsi. Ma non so se questo possa valere in generale. A volte ci sono delle peculiarità della singola persona, per cui un corso può diventare necessario.
Seguendo un corso si possono accorciare i tempi di apprendimento, ma la sensibilità è innata; si arriverebbe comunque allo stesso risultato magari con tempi più lunghi.
Ho tenuto tanti corsi, e ho visto che le persone reagiscono in modo diverso: c’è chi cerca solo lo stimolo tecnico, ma poi ha il suo mondo interiore che esprime automaticamente, e invece chi si aspetta di più la parte di ispirazione, di contatto personale e di stimolo alla ricerca estetica.

Kusudama origami fatti a mano nel negozio Paper Owl
Sfere Kusudama, gioielli di carta e molto altro nel negozio Paper Owl.
“Quando potevo facevo corsi di vario tipo: stampa, marmorizzazione della carta, rilegatura dei libri…
A dire il vero, l’origami e l’unica cosa di cui non ho mai fatto corsi!”

E: Come sei arrivata a fare della carta un lavoro?
S: È il finale di un percorso… di confronto con la realtà!
Dopo l’università ho iniziato a lavorare nel campo che sentivo mio, quello dell’organizzazione di eventi. Ho lavorato per vari festival, fino a che sono approdata in un teatro, dove curavo gli eventi che esulavano dalla stagione. Era il sogno della mia vita, ma i ritmi e i modi di lavorare non facevano per me, così ho deciso che dovevo cambiare.
I due lavori che ho trovato subito dopo, come responsabile di reparto di un grande magazzino e commessa in un negozio di alta gamma, per quanto li considerassi temporanei, sono stati per me molto formativi, sia per tutto quello che riguarda la gestione pratica di un negozio, sia i rapporti con il pubblico.
Durante l’ultimo di questi lavori — andava tutto bene, avevo un bellissimo rapporto con la mia direttrice di negozio, l’azienda era stimolante — il mio fidanzato mi ha segnalato un concorso, dicendomi “ti prego, partecipa”.
Era un concorso in tre step, l’ultimo dei quali prevedeva di andare per un mese a Lucca, per realizzare l’opera sviluppata nelle fasi precedenti. Si trattava di Cartasia, la biennale d’arte della carta di Lucca.
Non me lo sarei mai aspettata, visto che i partecipanti venivano da tutto il mondo, ma ho superato i primi due step, perciò avrei dovuto rimanere per l’intero mese di luglio a Lucca.
Non sapevo come fare con il lavoro, ma proprio la mia direttrice mi ha consigliato di non perdere l’occasione. Mi sono lasciata convincere, mi sono licenziata e sono andata a Lucca per il mese di residenza.
Per tutto il tempo ho vissuto con gli altri artisti, avendo un contatto diretto con loro. È stato molto stimolante e mi ha fatto prendere sicurezza.
La mia opera si chiamava “Afasìa” ed era uno dei miei mobiles su grande scala, montato su una struttura in legno di 3 × 4 metri. È arrivata seconda al premio della giuria, ma ha vinto quello del pubblico.
Per me quello è stato un po’ un lancio, quello che mi ha fatto dire “le mie cose piacciono”, “ce la posso fare”.

Stefania Giannici "Afasia" (2012) Biennale Cartasia Lucca
“La mia opera si chiamava ‘Afasìa’ ed era uno dei miei mobiles su grande scala, montato su una struttura in legno di 3 × 4 metri. È arrivata seconda al premio della giuria, ma ha vinto quello del pubblico.”

E: Perciò tu nasci artista, non artigiana…
S: È un problema che mi pongo da quando ho aperto: dentro di me ho varie anime. Sono artigiana, perché per me un materiale non vale l’altro — è solo la carta che mi permette di esprimermi e che mi piace utilizzare per esprimermi.
Ho anche un’anima da designer perché disegno le mie cose, non realizzo qualsiasi cosa mi venga portata.
Le persone che entrano qui spesso mi dicono “ma lei è un’artista!”. Io li guardo un po’ allucinata, e penso che no, non sono un’artista, perché l’artista deve essere mosso da qualcosa che ho dentro e che vuole comunicare. In quello che faccio magari vengono fuori le mie idee, ma non è questo che mi muove. Mi muove piuttosto la necessità del creare con il mio materiale, che è la carta. L’artista prima di tutto ha l’idea, quel che vuol dire al mondo.
È ovvio che in un artigiano oggi devono convivere tutte le anime: quella creativa, artistica, artigianale… più tutta la parte legata all’avere una attività, con la burocrazia ma anche il visual design, i social media e tutto il resto. Le persone spesso non capiscono tutta questa complessità.

Fiori di carta e gioielli originali di carta
Gioielli di carta e fiori di carta realizzati a mano da Stefania Giannici.
“Ho anche un’anima da designer perché disegno le mie cose, non realizzo qualsiasi cosa mi venga portata.”

E: Che cos’è per te la creatività?
S: La creatività per me è la capacità di tradurre in qualcosa di fisico una cosa che immagini, attraverso il materiale che ti è più congeniale, nel mio caso la carta!
Quando penso a un prodotto nuovo, non ho bisogno di “imbeccate”. Non so dirti come succede: semplicemente la mia testa mette in relazione cose che ho visto, magari in momenti diversi, per creare una forma nuova.
Naturalmente io ho scelto la carta, ed è il materiale che amo, per cui non posso esprimermi con altro; non è una questione di pazienza. Ti faccio un esempio: a me non piace assolutamente cucire, dopo un po’ ti restituisco l’ago. Con la carta è diverso: è una relazione che ho con qualcosa.
È come con le persone: non è che, siccome vuoi bene a qualcuno, allora ami tutti… no?

Paper Owl kusudama decorazioni per la casa fatte a mano
Sfere Kusudama piegate con la tecnica dell’origami.
“Naturalmenteio ho scelto la carta, ed è il materiale che amo, per cui non posso esprimermi con altro; non è una questione di pazienza: è una relazione che ho con qualcosa.”

Quando la maggior parte delle persone immaginano la carta, pensano alla carta uso mano. Invece esistono dei mondi di carte che vanno oltre: ad esempio la carta giapponese, che si divide in tantissime sottospecie a seconda del materiale e della lavorazione, quella nepalese, vietnamita, e molte altre. Di carte ce n’è quante ne vuoi! Se potessi, ne terrei ancora di più in negozio! Purtroppo però non posso, per questioni di spazio… e non solo!
Non entro nemmeno nel discorso dei colori: io ormai sono abituata a certi accostamenti, come quello delle carte giapponesi, ma poi vedo le persone che si stupiscono e mi ricordo di quando, da piccola, li ho scoperti anch’io!
Con certi tipi di carta riesco a fare alcune cose che altri non mi permetterebbero. Mi piace dire che è la carta stessa a dirmi cosa farne, infatti mi capita spesso di scoprire usi che non conoscevo anche per quelle che ho già in casa!

Carta speciale nel negozio Paper Owl di Venezia
Radish paper giapponese, in cui il colore è dovuto alla fibra di base utilizzata.
“Non entro nemmeno nel discorso dei colori…”

E: Ci parli degli strumenti che adoperi per il tuo lavoro?
S: Non è sempre stato facile per me usare degli strumenti, almeno fino a quando ho fatto il mio primo corso di oreficeria: quando ho pensato di aprire il negozio volevo unire la lavorazione orafa a quella della carta, per far diventare la carta la pietra preziosa del gioiello — cosa che poi non è andata in porto per motivi burocratici — e così ho dovuto abituarmi a usare gli strumenti per maneggiare i metalli. Non è stato facile accettarlo, io avrei voluto toccare tutto con le mani! Ma adesso ci convivo volentieri, e mi rendo conto che è un grande aiuto.

Gioielli di carta con origami e macrame
“Volevo far diventare la carta la pietra preziosa del gioiello”

Con le forbici è diverso, mi piacciono da sempre; sono diventate anche un oggetto di collezione. È vero, alcune sono da ricamo, ma vanno molto bene anche per la carta.
Uso anche il taglierino quando mi serve, ad esempio per intagliare le Venezie in scatola.

Strumenti di lavoro forbici per lavorare la carta
“Con le forbici è diverso, mi piacciono da sempre; sono diventate anche un oggetto di collezione.”

La colla è un discorso a parte: talvolta la faccio, per altri usi la compro, e comunque la mescolo sempre, con ricette che sono solo mie, probabilmente diverse da quelle di tutte le altre persone che fanno lavori dello stesso tipo. Questo succede perché uso carte diverse, che assorbono la colla in modo diverso, e anche perché a me può piacere più o meno densa. Ognuno ha una sensibilità diversa: per questo tutti usiamo dosi e ricette diverse. Io stessa per ogni lavoro e per ogni carta uso tipi di colla ogni volta differenti.
Tutti quanti gli strumenti crescono con te: provi cose nuove, magari le lasci per un periodo e poi le sperimenti per un lavoro nuovo… ed ecco che funzionano! Con l’esperienza affini l’occhio e l’istinto, cominci a capire quando ti serve una data cosa invece che un’altra.

Strumenti di lavoro per intagliare la carta
“Uso anche il taglierino quando mi serve, ad esempio per intagliare le Venezie in scatola.”

E: Hai un consiglio per chi vuole iniziare con il papercraft?
S: Seguire il proprio istinto. Va benissimo imparare le tecniche, ma mai fermarsi a quello che altri hanno fatto.
Essere artigiani vuol dire essere dei pionieri, perciò seguire quello che hanno fatto altri, ma con occhio critico, sempre proiettati in avanti a trovare soluzioni nuove.
L’ispirazione va presa da altri mondi, con cose e immagini che si fanno proprie e riemergono magari dopo tanti anni.
È importante trovare un proprio stile, tirare fuori qualcosa di sé, pur sapendo che non si può mai essere completamente originali. Non capisco chi fotografa con l’idea di rifare a casa la stessa cosa: io non sarei mai soddisfatta del risultato, perché non è me. In una certa fase, si può copiare per capire come le cose sono fatte, ma poi bisogna metterci del proprio.

Mobiles con moduli in carta lavorati ad origami
Composizione mobile formata da moduli di carta piegati ad origami, sospesi con fili ad un telaio in legno.
“Essere artigiani vuol dire essere dei pionieri, perciò seguire quello che hanno fatto altri, ma con occhio critico, sempre proiettati in avanti a trovare soluzioni nuove.”

Grazie, Stefania, per aver condiviso con noi il tuo percorso e la tua passione per la carta. Invito tutti a seguirti su Instagram per essere aggiornati sulle ultime novità dalla tua bottega, e naturalmente venire a trovarti in quell’angolo magico e appartato di Venezia che è il “Calle Longa District” per vedere di persona il tuo mondo di carte, scoprire dalla tua voce quello che riesci a realizzare con loro e acquistare uno dei tuoi oggetti fantastici da indossare, portare a casa come ricordo o regalare a chi amiamo!

Le "Venezie in scatola" di Paper Owl
Le Venezie in scatola, un souvenir unico da portare a casa come ricordo del viaggio, nato dalla passione di Stefania per la carta e per la sua città!

Per noi appassionati di carta e desiderosi di imparare a lavorarla c’è un’ottima notizia: Stefania in negozio ha anche i kit preparati da lei, completi di istruzioni, per piegare la nostra sfera kusudama, costruire un aquilone o molte altre cose!

Paper Owl Venezia kit per aquilone fai da te
Kit per l’aquilone fai da te, preparati con amore da Stefania di Paper Owl.
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