Paper art: confini e possibilità

Ogni due anni si svolge a Lucca la Biennale d’arte, architettura e design in carta. Artisti da tutto il mondo vengono invitati a realizzare opere da esporre in spazi chiusi o all’aperto nelle piazze della città. Nello stesso periodo, vengono organizzati numerosi eventi per addetti ai lavori, visitatori e ragazzi.

All’inizio di agosto, in concomitanza con l’inaugurazione della Biennale, ho avuto la fortuna di partecipare ad un incontro sui “confini e possibilità” della paper art: questo dibattito è stato proposto a un incontro pubblico, con la presenza di alcuni artisti che hanno espresso i propri punti di vista. Sono emerse delle domande, che non necessariamente presentano una risposta univoca, ma che interessano chiunque si approcci alla carta come forma d’arte o come hobby.

La grande opera
La grande opera “Liminal Space” di Manuela Granziol in Piazza Guidiccioni, scelta come simbolo della Biennale 2018.

La carta: materiale “d’elezione” o “di circostanza”?

Trovandoci ad un esposizione di paper art, era evidente che tutti gli artisti per le loro opere avevano usato la carta o il cartone, ricavato da fogli nuovi oppure di riciclo. Durante la discussione è però emerso che pochi artisti usano la carta o il cartone in modo esclusivo, mentre la maggior parte la alterna o la abbina con altri materiali.

Sono rimasta sorpresa perché non avevo mai inteso la carta come un medium fra tanti con cui si potesse fare arte: forse in modo ingenuo, avevo sempre pensato che chi la sceglie si dedicasse completamente ad essa.
Proprio per questo, ho trovato molto interessante ascoltare i motivi che hanno portato gli artisti a lavorare la carta e il cartone: Paola Margherita ha messo in evidenza il suo essere “materia viva”, da piegare e sfibrare “fino a che non ha più pieghe” e può essere plasmata, ma che comunque ha un esito imprevedibile e sorprendente.
Gianfranco Gentile ha invece sposato il cartone ondulato, residuo di un’industria di cui conserva l’estetica, che scarnifica e dipinge per creare figure e disegni, talvolta chiari e talvolta solo accennati come risultato del processo di trasformazione.
Diverso è il caso di Gianluca Traina, che ha riconosciuto nella carta l’unico materiale che potesse essere agevolmente stampato, ritagliato e intrecciato per ottenere le sue opere, frutto di un artigianato di tipo tradizionale che si coniuga con raffinati metodi di calcolo computerizzati.

Visitando la mostra ho scoperto punti di vista ancora diversi, come quello di James Lake, che, vista la facile reperibilità del cartone, lo considera un mezzo per abbattere le barriere e unire la società attraverso l’arte.

L'opera in cartone dell'artista britannico James Lake, che rappresenta lui stesso nell'atto di creare, con gli strumenti del mestiere.
L’autoritratto in cartone dell’artista britannico James Lake, che si rappresenta nell’atto di creare, con attorno a sé gli strumenti del mestiere.

Abbinare la carta con altri materiali: fino a quando si può parlare di “paper art”?

Anche se la consideriamo fragile, la carta ha dimostrato di poter durare nel tempo anche in condizioni ambientali non ottimali. Ha la capacità di piegarsi, curvarsi e diventare strutturale; tuttavia, in alcune circostanze, è necessario abbinarla ad altri materiali, o unire più pezzi per ottenere una superficie grande o complessa.
Nel momento in cui si compiono queste operazioni, fino a quando si può parlare di “paper art”?

Le posizioni degli artisti in questo senso si sono rivelate molto divergenti, indipendentemente dal fatto che la carta fosse un materiale di circostanza o di elezione, anche se tutti concordavano sul fatto che si possa parlare di paper art quando carta e cartone sono materiali prevalenti, strutturalmente o concettualmente.

Se Gianluca Traina afferma di trattare la carta per le sue opere rivestendola e intrecciandola con il vinile, per renderla più resistente e migliorarne l’estetica, Paola Margherita evita anche l’uso della colla per unire le parti: privilegia infatti le cuciture con il cotone, una fibra naturale che assomiglia il più possibile al materiale di base e non ne compromette la struttura e l’estetica.

Edoardo Malagigi, designer e curatore con Bianca Cappello del libro “Carta Preziosa – Il design del gioiello di carta” (Skira 2018) ha espresso un’idea ancora più radicale, anche se secondo me praticabile solo in piccola scala: secondo lui, la paper art è solo quella che impiega esclusivamente carta, unendone i pezzi con incastri che non richiedano l’intervento di altri materiali.

Come contributo a questo dibattito, voglio citare uno dei miei post su Instagram preferiti riguardo a questa Biennale: quello dell’artista di origami Ankon Mitra (che, per inciso, si dedica completamente alla carta o a materiali molto assimilabili ad essa), in cui parla degli “eroi dimenticati” della sua opera, indicando per prima la colla che gli ha consentito di unire gli enormi fogli di cui è composta.

Gianluca Traina intreccia strisce di carta su cui sono stampati dei volti, per creare teste di forma sempre uguale.
Gianluca Traina intreccia strisce di carta su cui sono stampati dei volti, per creare teste di forma sempre uguale e farci riflettere su quanto ciò che ci rende simili sia più importante delle nostre differenze.

Deperibilità delle opere d’arte in carta: assecondarla o respingerla?

Quando non sia trattata, la carta ha due nemici principali – l’acqua e il fuoco – che si possono respingere, oppure contemplare nell’opera d’arte. Strettamente legata alla questione precedente, anche questa viene affrontata in modi diversi da ogni artista.
È evidente che, se consideriamo paper art quella che adopera solo carta senza materiali aggiunti, bisogna accettare che le opere abbiano una durata limitata nel tempo. Tuttavia, la posizione prevalente è quella di consentire un rivestimento che protegga dagli agenti atmosferici e da altri interventi esterni.

Gianfranco Gentile, in uno dei suoi grandi pannelli esposti al Palazzo Ducale di Lucca, è andato oltre, facendo della deperibilità un elemento fondamentale: l’acqua contenuta in alcune bottiglie sospese sopra l’opera, scendendo goccia a goccia, intacca e deforma il cartone su cui sono disegnate le figure, diventando metafora della vita e della morte che vengono da questo elemento.

L'opera di Gianfranco Gentile esposta al Palazzo Ducale di Lucca: l'acqua intacca e deforma il pannello, metafora delle vite fragili rappresentate e elemento ambiguo, portatore di vita e di morte.
L’opera di Gianfranco Gentile esposta al Palazzo Ducale di Lucca: l’acqua intacca e deforma il pannello, metafora delle vite fragili rappresentate e elemento ambiguo, portatore di vita e di morte.

La carta come materiale d’arte: le possibilità e gli sviluppi.

Forse il pregio più grande della carta e del cartone, come ho già avuto modo di sottolineare anche in questo blog, è la loro facile reperibilità: sono parte della nostra esperienza quotidiana e possono essere reperiti anche a costi molto bassi, se non addirittura nulli, come nel caso del riciclo di cartone per imballaggi.
Per questo, possono essere considerati il materiale privilegiato con cui fare arte, in qualunque luogo e a qualunque livello.

La possibilità più grande che offre la paper art nel presente e nel futuro è perciò quella di portare l’arte dovunque, anche nelle zone disagiate e dove ci sia poca possibilità di usare materiali alternativi. L’arte viene democratizzata, avvicinata alla vita, proposta per migliorare le condizioni di vita delle persone comuni e portare bellezza nei luoghi dove è necessaria.

A questo proposito, Edoardo Malagigi ha citato una sua recente collaborazione con l’Università di Bath, con l’organizzazione di laboratori artistici nei campi profughi della Giordania: è stato proposto il riciclo del tetrapak (composito di carta e alluminio), che si può trovare facilmente e non necessita di particolari strumenti, per creare manufatti artistici che consentano ad adulti e bambini di esprimersi realizzando oggetti belli o per loro significativi, portando una nuova esperienza nelle loro vite.

Per questo motivo la paper art è democratica ed inclusiva: se ce ne fosse bisogno, abbiamo un altro buon motivo per iniziare a praticarla, no?

In visita alla Biennale: l'artista Ankon Mitra ed io in un selfie davanti alla sua opera al Mercato del Carmine.
In visita alla Biennale: l’artista Ankon Mitra ed io in un selfie davanti alla sua opera al Mercato del Carmine.

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