Intaglio e quilling: liberiamo le lettere dal foglio!

Ad un certo punto del mio percorso con FattoConGioia, mi sono accorta che progettare e costruire scatole non mi bastava più. Cercavo nuove strade da praticare, ma ancora non sapevo quali.
Nello stesso periodo, quasi per caso, ho frequentato un corso di calligrafia che mi è piaciuto moltissimo, tanto da farmi appassionare a questa materia.

L’idea di unire papercraft e calligrafia, però, mi è venuta solo qualche mese dopo, vedendo su Instagram una lettera disegnata dal mio insegnante di calligrafia, Andrea Carrer. Gliel’ho (ahem…) “presa in prestito”, e ho cominciato a sperimentare una tecnica che fino ad allora avevo praticato poco: il quilling.
Il risultato non era dei migliori, ma finalmente avevo scoperto una nuova direzione in cui andare!

La “M” corsiva è tratta da un disegno a pennello di Andrea Carrer, da me rivisitato con il quilling.

Subito mi sono chiesta che cosa potevo fare per rendere tridimensionale una scritta, e in qualche modo staccarla dal foglio dove la costringe la scrittura.
Un espediente che mi piace molto e ho usato in più di un lavoro, è stato quello di ritagliare la scritta e sospenderla su un prato di roselline, così da dare l’illusione che quasi galleggi.

Per il nostro anniversario di matrimonio, ho confezionato questo regalo a mio marito: i nostri nomi sono sospesi sopra a un grande cuore rosso fatto di rose, come se fosse una magia!

Naturalmente la stessa tecnica, oltre che alle scritte a mano, può essere applicata anche a un logo, come quello di Flow Magazine, nel piccolo contributo che ho dato alla campagna di Anabella Veronesi per avere una traduzione in italiano della rivista.

Il mio contributo alla campagna lanciata da Anabella Veronesi e molte altre crafter per avere una versione italiana del magazine olandese Flow. La scritta, ritagliata nella carta bianca, è sospesa sopra ai piccoli fiori di carta.

Nel quadretto rosa ho cercato un effetto ancora diverso, facendo intuire la lettera nello spazio negativo fra le due metà del foglio di cartoncino.

La “f” in stile italico risulta dallo spazio negativo tra le due metà del cartoncino, e i fiori ne definiscono con leggerezza l’ombra.

Nell’agosto 2018, Paper Artist Collective ha lanciato una sfida: creare un’opera di carta rigorosamente di un unico colore. Mi sono lanciata in una composizione che avevo in mente da un po’, nella quale il colore fosse anche parte del messaggio. È nato così il mio primo quadro “dare to be bright”, nella versione nera.
Dopo aver frequentato un corso di sbalzo su carta, ho deciso di farne anche una versione bianca, usando la meravigliosa carta di cotone fatta a mano della Cartiera di Vas (BL), meno efficace riguardo al messaggio, ma molto più affascinante nella realizzazione!

I due quadri “dare to be bright” messi a confronto. In quello nero la scritta principale è intagliata, mentre nel secondo è a sbalzo. La calligrafia invece è eseguita con il quilling.
Nel quadro bianco, il bordo della carta per il quilling è strappato e non ritagliato: questo crea un ulteriore effetto materico nella scrittura.

Ho voluto provare lo sbalzo anche su nero, cercando di aggiungere un effetto di luce alla scritta. La citazione da una canzone di Leonard Cohen mi ha dato un pretesto per strappare appositamente lo sbalzo in alcuni punti ed evidenziarli con il color oro. Non è un lavoro particolarmente riuscito, ma piuttosto un’ulteriore direzione che ho tracciato e che voglio approfondire di più… anche se non so ancora come!

La canzone di Leonard Cohen recita “there is a crack in everything – that’s where the light gets in”. Ho strappato appositamente le parole “crack” e “light”, in modo che fossero le uniche visibili anche con la luce frontale, che rende incomprensibile il resto della scritta.

Non ha avuto problemi di visibilità, invece, il logo che ho portato all’evento “Charta Canta”, che si è svolto ad ottobre 2018 presso la Cartiera di Vas (BL): per far capire anche a chi si accostava a quest’arte per la prima volta le potenzialità del quilling, ho ingrandito fino alla lunghezza di un metro la calligrafia che Riccardo Ali ha realizzato appositamente per la giornata. Durante il pomeriggio, con la collaborazione di tutti i presenti, le lettere sono state riempite di rotolini (“coils”) e motivi a quilling.

Il logo “Charta Canta” prima del workshop: solo il margine è segnato con il quilling.
Alla fine della giornata la maggior parte della scritta era riempita dai motivi realizzati sul posto dai partecipanti all’evento, usando solo strisce di carta di diversa lunghezza e altezza, e un po’ di colla vinilica.

Proprio rielaborando la parte centrale del logo, ho confezionato un piccolo quadro, parte della mia serie di 20 esperimenti, inteso come un omaggio alla calligrafia di Riccardo Ali e alle opere di Atelier Relief: nel mio percorso di ricerca si tratta di un ulteriore tentativo per far dialogare la carta con la luce, per mezzo di forme belle come quelle della calligrafia tracciata da una mano esperta.

Il logo di “Charta Canta” è stato sopra la mia scrivania per più di una settimana, e mi ha colpito la sua parte centrale. Nel mio piccolo quadro l’ho isolata e resa tridimensionale, dandole di nuovo senso compiuto.

Per questa “a” gotica, nata dalla penna di Andrea Carrer, ho invece scelto un trattamento più sottile: dopo averla intagliata nel cartoncino, le ho impresso un motivo a rilievo, e l’ho riappoggiata nel posto che occupava prima, alzandola di uno spessore minimo. Se la si guarda di fronte, la lettera è praticamente invisibile, se non per l’ombra sottile che getta; solo spostando il proprio punto di vista il rilievo prende evidenza e disegna con chiarezza la forma.

La “a” gotica di Andrea Carrer è disegnata da un gioco di ombre sottili.

I piccoli pannelli che ho realizzato per i miei figli prendono le mosse dalla loro iniziale, che diventa il pretesto per una composizione semplice e armoniosa nel caso di Silvia, e un drago fatto di sovrapposizioni di intagli e quilling per il focoso Giovanni.

La lettera “S” è realizzata con il quilling, mentre il contorno del quadro è composto da elementi fustellati.
Per mio figlio ho deciso di trasformare la “G” nel corpo di un drago. Il pannello è realizzato interamente a mano, intagliando le scaglie e le ali nel cartoncino, e realizzando a quilling la testa, la coda e la fiamma.

Chiude il cerchio un’altra “M”, di nuovo con il quilling. È l’inizio di un nuovo progetto, che con un po’ di fortuna vi illustrerò più avanti.

M
Questa lettera “M” è realizzata con le modalità tradizionali del quilling. La carta che ho usato è un po’ troppo leggera per i bordi, ma per la decorazione va benissimo!

Lavorare con le lettere stampate e con la calligrafia è molto diverso: le prime sono molto tolleranti, e se anche con la carta si esce di poco dalla linea del carattere, questo sarà ugualmente riconoscibile, perché il nostro occhio compensa questi errori.
La calligrafia, invece, esce dalla mano di una persona, ha una forma imperfetta e una personalità precisa: il papercraft, che ne è una traduzione, deve tener conto di queste imperfezioni senza appianarle, e conservare il calore del segno fatto a mano.

L’ideale sarebbe poter lavorare fianco a fianco, calligrafi e paper artist, in modo da poter migliorare la resa delle lettere, oppure – meglio ancora – inventare forme nuove che sfruttino la possibilità dell’intaglio e del quilling per uscire dalla bidimensionalità del foglio per realizzare forme mai viste!

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